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Terra di confine, la provincia ligure d’Imperia, dove il verde del tricolore italiano diventa bleu tra
Villa Hanbury,
i Balzi Rossi e la
città di Mentone, e già sei in Costa Azzurra, già in Francia. Oggi, finalmente, Unione Europea significa gemellaggio fra i popoli, cancellazione delle dogane, ma un tempo i “passeurs” scortavano lungo aspri sentieri di montagna chi – banditi, contrabbandieri… - da un Paese doveva spostarsi all’altro in assoluta clandestinità.
Turisticamente, la prima sorpresa forte ti attende proprio presso la frontiera: da Ventimiglia parte infatti un “trenino delle meraviglie”(normale convoglio Trenitalia di linea) che, risalendo la
Val Roja e traversando il tunnel del Tenda a 1300 metri sul livello del mare, giunge sino alle piste da sci di Limone Piemonte in Val Vermenagna e prosegue per Cuneo e Torino. Il tracciato è arditissimo e panoramico, con viadotti impensabili e gallerie elicoidali, e si sviluppa un po’ in territorio italiano e un po’ francese (Breil col delizioso lago dei cigni, Saorge, Briga, Tenda), a contatto col
Parc National du Mercantour e le celebri incisioni rupestri.
Da Ventimiglia sino ad Imperia, poi, tutto l’entroterra ligure è costellato di
borghi medievali di straordinario interesse, che si dispongono a mosaico lungo le valli dei torrenti
Nervia e
Argentina.
Dall’Aurelia – ma a Vallecrosia non perderti il “Museo della canzone” del compianto Erio Tripodi (allestito in tre vagoni ferroviari “centoporte” con vaporiera del 1910) - la prima deviazione verso nord ti conduce a
Dolceacqua, villaggio aggrappato alla roccia. Il
borgo storico
(col ponte a schiena d’asino e il castello Doria là in alto) è un quadro di Claude Monet, vivaci fioriere e suggestivi lampioni compongono un acquerello nel quale ti sentirai compiutamente immerso e felice. Sfiziosissime qui e là le soste gastronomiche, ottimo pretesto per assaggiare il Rossese detto appunto di
Dolceacqua, il vino rosso più importante della Liguria, vigoroso e “catramato”, da gustare a temperatura di cantina con piatti robusti (che nell’area certo non mancano: stufato di capra e fagioli, selvaggina, coniglio in casseruola con le olive, funghi, brandacujun a base di stoccafisso…). Con l’auto prosegui poi dritto, ignorando i diversi bivi, sino a
Pigna, celeberrima località termale d’acque cloro-solforose (con bellissimo hotel a 4 stelle e infiniti trattamenti per “coccolarsi”).
Il borgo
è un dedalo di “chibi” (carruggi)
intorno alla pregevole chiesa
quattrocentesca intitolata a San
Michele... |